Olongapo

                                                                OLONGAPO
P.A.C.E.


P per placare povertà presenti
A ali aperte amori amati
C casa cuore comune
E ellissi eccentriche ed eleganti
 

 

A nord di Luzon  nell'arcipelago delle Filippine a ridosso della base americana di Subic Bay,chiusa dall'amministrazione Clinton ,era sorta come un bubbone un agglomerato di baracche sostenuta economicamente dai dollari dei marinai americani in libera uscita che potevano gozzovigliare tra donnine allegre e spacci di alcolici senza limiti,traffici sporchi di ogni genere e criminali pronti ad approfittare di posti senza regole;nemmeno la MP polizia militare si addentrava in certi luoghi che erano diventati un porto franco. I giovani militari esuberanti ragazzi lontani da casa in frontiera,sfogavano i loro bisogni,e non si preoccupavano dei loro coetanei filippini che arrivavano in paese allettati dai dollari facili e che sparivano inghiottiti dalle sabbie mobili dell'orrore. Il sergente dei marine Ralf Manion era un tipo scorbutico,ne aveva viste di brutture dalla Saigon di fine guerra in Vietnam,alle missioni in Cambogia,ed essere finito in disarmo in una base nelle Filippine a controllare se i marinai prendessero la sifilide nei puttanai;gli dava il voltastomaco. Era un volontario con tante medaglie e gli mancavano due anni alla pensione e voleva passarli lontano dalla melma,avrebbe continuato a raccomandare i preservativi a quei giovani   marinai che non avevano altro pensiero che infilare il pisello in ogni buco. Rolando Reyes era un contadino,lavorava la terra di suo padre con gli altri fratelli,il lavoro era duro ma permetteva di tirare avanti con dignità,.ma il più giovane Agapito aveva altri pensieri e un giorno era scappato per inseguire le sue illusioni. Rolando diede la sua carta d'identità al piantone di guardia,prese il pass e se lo appuntò al petto,si incamminò verso l'accettazione ed entrò nell'ufficio,un militare lo fece sedere in attesa. Erano mesi che girava il paese con una fotografia in cerca del fratello,le ultime tracce lo segnalavano ad Olongapo,e per trovarlo aveva bisogno dell'aiuto dei militari americani. Fu ricevuto da una segretaria dell'ufficio comando alla quale espose il problema;prese i dati, li mise in una

Bennet Island

Ritornai nella mia capanna avevo bisogno di riposare ma un'idea mi arrivò a tradimento,un corpo ritrovato in acqua,l'altro bruciato,il terzo sospeso in aria,acqua,fuoco,aria,la cerimonia di purificazione,mancava la terra,il quarto elemento,il posto dove cercare,il posto dove l'avrebbe messo se non si faceva in tempo a trovare l'assassino. Bisognava controllare il luogo dei morti,la terra smossa da poco,fare la guardia al posto e aspettare.Ritornai al villaggio Ripley  ed esposi la mia teoria,in mancanza di meglio decidemmo di provare. Organizzammo dei turni di guardia e pazientemente aspettammo. Una notte buia,senza luna,noi nascosti dietro un cannizzo ,masticavamo della coca-nut per tenerci su,sentimmo un rumore e l'ansimare di un uomo,guardammo da una feritoria e vedemmo un uomo con un fagotto in spalla che avanzava stancamente,ci guardammo negli occhi e con un cenno d'intesa con quattro balzi gli saltammo addosso,lo immobilizzammo e uno di noi scoprì il fagotto. Con raccapriccio trovammo il quarto bambino anche lui con uno squarcio;lo ricomponemmo e quella notte buia l'avremmo fatta finita con l'assassino se non ci fossero in ballo ancora due altri bambini. Lo legammo senza che facesse resistenza,anzi ostentava calma,era un omuncolo insignificante,con la pancetta ,un paio di baffetti e quattro peli incolti sul mento,due occhi piccoli e inespressivi,nessuno di noi lo conosceva. Lo portammo al villaggio e mandammo un messaggero alla nostra autorità Capo Obbasa che amministrava giustizia nella zona.
Quando fu davanti  alla corte,confessò tutto,disse che veniva da Bennet island e che gli altri bambini si trovavano ancora li .Si preparò una spedizione armata  e partirono per l'isola,vi sbarcarono sapendo dove dirigersi;un capanno in parte uno spaccio alcolico servito da una megera e frequentato da ubriaconi violenti. Entrarono e per far capire che volevano farsi ubbidire,presero i più chiassosi e li scaraventarono fuori a calci,puntarono un coltello alla gola della donna e ordinarono:" Portaci dai bambini !! " . L'assassino era stato legato e buttato in una cella,sarebbe stato impiccato dopo aver trovato i bambini e portatoli in salvo. Pensavo a quelle giovani vite spazzate via, ai loro genitori,a tutti noi privati del loro futuro,vittime innocenti  di orrori che ci trafiggono quando ci sono vicini,ma numeri e statistiche quando li leggiamo nei giornali o li vediamo in tv. Bambini uccisi dalla guerra,i bambini di Beslan,quelli sepolti sotto le macerie della loro scuola,bambini soldati,abusati,schiavi,morti di fame,aids,stragi con ignobili spiegazioni,ma quelle quattro morti  non riuscivo a spiegarle. Chiesi di parlare all'assassino prima che lo giustiziassero;me lo trovai davanti,sguardo ebete e rassegnato,gli gridai in faccia:" Perché i bambini,perché il cerimoniale  ??? "  Mi guardò con sorpresa:" Quale cerimoniale…."  Continuai:" Acqua,fuoco,aria,terra……&q uot; si mise a ridere e canzonandomi :" Ma quale cerimonia,il primo lo gettai in acqua per liberarmene in fretta,il secondo e il terzo,eravate vicini e mi impaurii,sentivo i vostri passi e uno lo buttai sul fuoco,l'altro lo lasciai appeso,la cerimonia non centrava niente,e così mi avete preso pensando alla cerimonia,ah,ah,ah,ah,…&quot ; rideva  e rideva. Lo aggredii :" Perché ? "
Mi guardò con disgusto :" Mi piace vedere la paura nei bambini,gli occhi sbarrati quando esco il coltello,il sangue che cola sulla pelle dai tagli al petto,arriva sul pube e sulle cosce e allora lo prendo colpendolo al ventre,lo colpisco,lo colpisco……." Ansimava e riprese:" Lo faccio perché mi piace,è una scarica elettrica,la droga più potente,i tuoi perché non hanno risposta,mi piace e lo rifarei,non odio nessuno,non mando messaggi,certo la storia della cerimonia è più letteraria,il bravo detective , la trama lineare ,il maniaco religioso;mi dispiace ti devi accontentare di me,non posso curare i tuoi incubi, ah,ah,ah, " . Morì il giorno dopo,rimaneva il pianto delle madri e i miei incubi."
La corrente ci faceva dondolare,dalla poppa del Gregorio vedevamo le luci dell'isola,l'indomani saremmo andati all'ormeggio per caricare gasolio,ci facemmo un ultimo tiro e mi sarei buttato in cuccetta a riposare solo con i miei pensieri.

Bennet Island

                                                           BENNET   ISLAND
 

 

Dal ramo sud del fiume Niger entrando da Forcados per andare a Warri,prima di arrivare al pontile della raffineria ,si apre un'ansa,le rive si allargano,si incontra l'isolotto di Bennet Island,luogo di concentrazione di vizi e nefandezze in cui l'uomo si abbandona con voluttà, perchè fare del male procura un piacere intenso ,come spararsi una spada di eroina in vena.
La Gregorio N era ancorata in attesa di ormeggio,io e il mio amico Wilson eravamo seduti a poppa sulle bitte,avevamo mangiato un pesce gattuccio a zuppa con garì e stavamo pulendoci i denti con dei bastoncini,davanti a noi le luci dell'isola. Presi delle birre dalla cambusa,arrivarono gli altri e Ben cominciò ad arrotolare i cannoncini di erba, ce li passammo a giro,un tiro alla volta,James cominciò a raccontarci una storia. "La giustizia non è di questo mondo" Esordì "Stavo pescando sulla riva,misi un piombo in più calcolando la corrente e mi sedetti in attesa che abboccasse. Dopo un paio d'ore due gattucci sguazzavano nel mio bugliolo,potevano bastare e poi erano arrivate delle nuvolacce cariche di pioggia,ritirai le lenze e stavo per ritornare al villaggio,quando sentii un lamento proveniente dal fiume e nella corrente increspata dal vento del piovasco vidi un tronco su cui era aggrappato un corpicino che pareva agitasse un braccio. Mi tuffai per istinto,ma se avessi saputo la fine della storia,avrei preso i miei pesci e iniziato a camminare verso casa. Nuotai a larghe bracciate per vincere la corrente,la pioggia si fece violenta,cessò il vento,raggiunsi il tronco e per l'orrore che vidi,inghiottii dell'acqua;mi feci forza e portai a riva il terribile fardello, un bambino piantato con un coltellaccio sul tronco,il ventre squarciato. Lo liberai dalla sua croce lo avvolsi su una larga foglia e lo portai al villaggio;mi soccorsero le donne e lo portammo dal nostro sciamano.
Il vecchio stregone cominciò le preghiere e il cerimoniale per le morti violente,immerse il bimbo in acqua e lo lavò con cura,coperse tutto il corpo di fango e lo distese,tutto intorno pose dei lumini ad olio,acqua,terra e fuoco a contrastare gli spiriti viandanti che rapiscono le anime e le nascondono alla morte,anime morte che sentono ancora i dolori patiti,anime da restituire all'originale madre natura che ci fa nascere e ci accoglie nelle morte. Il villaggio si interrogava sull'accaduto,la violenza e la morte,stavano dentro il rapporto tra l'uomo e la natura,dal serpente ci si difendeva cospargendo il perimetro della capanna con una resina repellente,ma se lo si cacciava il veleno diventava una medicina e la sua carne era ottima da mangiare;ma scannare un bambino e buttarlo nel fiume era un orrore insopportabile,si riunirono i saggi e decisero di indagare,e affidarono il compito a me che ero stato messo dal destino sulla strada del bambino. Non potevo rifiutare,avrei perso la faccia di fronte alla comunità,preparai il mio sacco da viaggio e ricevuto dallo stregone gli amuleti che mi avrebbero protetto dagli spiriti malvagi,partii. Attesi la grande canoa che risaliva il fiume e mi imbarcai,alla prima fermata arrivai a Kony ,un villaggio di media grandezza,dove fui accolto con una ciotola di riso,come segno di ospitalità.La sera intorno ad un fuoco esposi il motivo della visita e chiesi se nel villaggio fosse sparito qualche bambino;mi risposero che qualche giorno prima avevano ricevuto un gruppo di uomini del villaggio Ripley sulla riva opposta che si erano messi in viaggio alla ricerca di un bambino sparito nel loro villaggio e di altri in altri posti lungo il fiume,stavano battendo tutta la zona. Partii per la meta indicatami,una canoa mi accompagnò e in poche ore arrivai al villaggio Ripley,dove chiesi di parlare con gli uomini che avevano fatto la ricerca;il capo ci riunì per mangiare e discutere,nei pressi le donne armeggiavano sui fuochi per preparare il gari. Uno di loro cominciò a parlare e raccontò che subito dopo la sparizione dei bambini avevano perlustrato la zona attorno al villaggio e dopo qualche miglio di cammino avevano sentito il crepitio di un fuoco acceso,si erano precipitati in quella direzione e giuntovi si erano trovati davanti ad una vista orripilante,un bambino ormai carbonizzato ardeva tra le fiamme,lo avevano tirato fuori ormai irriconoscibile e per pietà verso le madri in attesa,lo avevano seppellito sotto un albero che lo avrebbe protetto. Disperati erano tornati al villaggio,nascondendo alle donne il loro ritrovamento e riproponendosi di continuare la ricerca .. Erano ripartiti con altri uomini per battere meglio il territorio e sul loro cammino si erano aggiunti altri uomini dai villaggi vicini,con metodo si aggiravano nella foresta attenti ai segni più strani e mentre si facevano largo tra la folta vegetazione, scorsero un lembo di stoffa su un rovo spinoso e del sangue sulle spine che sembrava ancora fresco,affrettarono il passo sperando di arrivare in tempo,ma ancora una volta la sorte giocava contro,in un tratto dove la vegetazione si diradava,le ceneri di un fuoco di un paio d'ore,e appeso ad un albero un bambino col ventre spaccato che colava ancora sangue. Lo presero lo avvolsero in una larga foglia e si avviarono al più vicino villaggio per la cerimonia  che lo avrebbe protetto dagli spiriti viandanti. Nei giorni seguenti avevano continuato a cercare gli altri ma inutilmente,si erano moltiplicati gli sforzi senza risultato,degli altri bambini scomparsi nessuna traccia,i pianti delle madri,le loro invocazioni agli spiriti degli antenati,della foresta ,del cielo sempre eterno non sortivano risposte. Ritornai al mio villaggio pensieroso,perché tanta violenza su bambini innocenti,chi tanto crudele da concepire tale orrore,quale scopo perverso si nascondeva,non riuscivo a dormire la notte,l'incubo di un grido d'aiuto che si materializzava in bambini senza testa che mi venivano incontro,mi svegliava e mi martellava le tempie;mi rivolsi allo sciamano per avere un infuso che calmasse la mia angoscia e lo trovai che sistemava l'altarino con le statuette d'argilla dello spirito della foresta con un gonnellino di foglie e una corona di fiori in testa e lo spirito delle stelle,in basso gli spiriti degli antenati che mi spiegava ci aiutavano a raggiungere quelli più in alto,sulla terra ci siamo noi e gli spiriti maligni,per combatterli devi stare in equilibrio con le forze della natura,ma c'è chi si allea con loro e chi ne soccombe,noi sciamani con le cerimonie sacre e il sostegno dei nostri antenati otteniamo l'aiuto degli dei della terra e del cielo. Mi aveva dato una spiegazione della sua religiosità animista e in una boccetta l'infuso per il mio mal di testa. Ritornai

I fiori del Mozambico

Gli sgherri soddisfatti del loro lavoro ridevano e sbevazzavano,l'allegria del maligno,l'isterica postura di chi tra lazzi e volgarità cerca di nascondere a se stesso la banalità del male;giocavano a dadi il loro guadagno per le prede che avevano consegnato al sergente Pino,maledicendo la sorte e l'oste per la birra calda di cattiva qualità. Nel camerino illuminato da una nuda lampadina si stringevano l'una con l'altra sei ragazze dai seni appena pronunciati,atterrite per la notte appena trascorsa,quando erano state rapite o vendute dai loro genitori e caricate  a forza su un furgone. Una donna con labbroni rossi,aveva portato qualcosa da mangiare e tentava di calmarle regalando delle caramelle,le rassicurò dicendo che non avrebbero sofferto la fame,che dopo tutto la loro sorte era migliore di tante altre,che "carezzare " qualche uomo non sarebbe stata la fine del mondo,le portò sotto una doccia e infine nel dormitorio,controllato da guardie armate che seguivano con sguardi golosi le nuove arrivate. La sveglia fu l'inizio dell'incubo,una puttanona ormai sbiadita le raccolse e da un cestone tirò fuori dei pagliaccetti da ballerina per la maggior parte rattoppati e li distribuì alle ragazze invitandole a provarli.Erano un po stretti ,un po larghi,ma non importava,le portò al teatro dove già altre provavano un balletto,i ventiquattro fiori,due dozzine di ragazze che al suono di un giradischi che intonava improbabili foxtrot mentre le fanciulle sgambettavano sul palco. Il gioco consisteva nel mantenere per tutta la sera ventiquattro ballerine che a tempo si alternavano dodici per giro con le ragazze che servivano ai tavoli e intrattenevano i clienti,che per tutta la sera si vedevano cambiare le ragazze ed erano costretti a bere aspettando la fine,quando finalmente si sceglievano le ragazze,si pagavano i papponi,e ci si appartava nelle stanze puzzolenti sul retro. Il traffico era gestito dagli ultimi funzionari rimasti e dai militari,che prima di lasciare il paese volevano spremere le ultime gocce.
 

Dolore,compagnia solitaria
Mani protese,ali per fendere l'aria
Occhi galleggiano su pene celate
Urla,parole di pietra negate.

L’inferno di Beira

A Beira partirono i coloni,chiusero gli esercizi commerciali,il viale dei caffè e ristoranti dove si potevano gustare granchi giganti al piri-piri calò le saracinesche,il club dei ferrovieri col campo di bocce e una piscina con trampolini era custodita da militari,restava aperto il Moulin Rouge con il fiori del Mozambico gestito dai militari come un redditizio puttanaio;la città era presidiata  da autoblindo e soldati in mimetica che regolavano il traffico delle camionette verso il porto dove erano ormeggiate alcune navi appoggio che avrebbero imbarcato le truppe per il graduale rimpatrio. Per evitare disordini avevano raccolto tutti i miserabili della città e li aveva sistemati in un palazzone di dodici piani in periferia confinante con un cimitero mussulmano,una zona chiamata "Mira morto".
Anche Alina e tutta la famiglia era stata costretta a traslocare nell'edificio transennato con filo spinato e circondato dai soldati,aveva raccolto i pochi stracci e costretta a incolonnarsi nella lunga fila di miserabili penitenti che andavano a stiparsi in quel ghetto infernale. Le famiglie cercavano di non disperdersi ,i bimbi appesi alle spalle e al petto delle madri,aggrappati alle gonne,si trascinavano nella polvere,nelle stanze a decine si contendevano un angolo per posarvi una stuoia,i fortunati entrarono stringendosi negli appartamenti,gli altri si sistemarono nei pianerottoli e sulle scale,un carnaio dove in spazi angusti si doveva cucinare le razioni, fornite dai militari e sopravvivere alle violenze. Furono aggrediti da criminali che violentavano le figlie,la lordura provocò il colera e la dissenteria,i militari si aggiravano come monatti a raccogliere i morti che venivano seppelliti nel vicino cimitero. Alina vi aveva seppellito due fratelli,i genitori avevano resistito alla richiesta di vendere le figlie e le razioni alimentari erano di colpo diminuite,il padre era stato messo in mezzo in una rissa e un sasso gli aveva spaccato il cranio, la madre come una leonessa ferita vegliava e con pazienza aveva affilato un manico di cucchiaio e lo aveva dato ad Alina per alternarsi nella guardia. Una notte un acquazzone tropicale stava lavando il tanfo di malattia,si raccoglieva con buglioli l'acqua piovana per togliersi di dosso il fango e le croste,si usciva per mondarsi dalle sozzure,nel marasma uno sgherro dai denti affilati andava a caccia di prede giovani per il mercato del piacere,Alina era da tempo nel suo mirino e quella notte le si era avvicinato con destrezza e l'aveva presa per un braccio per trascinarla su un camioncino. Ma l'uomo non immaginava la reazione della giovane,che tirò fuori la sua rudimentale arma e lo colpì al fianco,più volte con tutta la rabbia che aveva,l'uomo sorpreso mollò la presa e Alina corse e corse,ma sapeva che non poteva fuggire. A "mira morto" non c'era redenzione,ogni giorno si sopravviveva senza dargli un significato,niente eroismi,un'agonia vissuta con rabbia. Il male entità sospesa tra metafisica e scontri terreni,viene dai più percepito in termini lombrosiani,mentre alle nostre latitudini ti sta vicino in giacca e cravatta regimental che sorridendo pensa che i diversi vanno perseguitati;o semplicemente che falsificare un bilancio di un'azienda sia meno grave che rubare una mela,sperando che qualcuno non ti spari addosso. Per una parte dell'umanità,il male piomba addosso e non puoi scegliere,ti cattura e non da spiegazioni e così era per Alina,messa in un angolo a piangere,il male aveva deciso la sua sorte. Nel buio erano apparsi dei rapaci con occhi di sangue,l'avevano circondata e con i loro artigli le avevano strappato il vestito,era ancora una bambina,uno le si era avvicinato e il suo alito pesante la soffocava,quando provò a prenderla,lei vide il luccichio di una lama ed era l'unica fuga possibile,si gettò addosso al coltellaccio che la trapassò da parte a parte,l'uomo schifato la spinse e il corpo cadde nel fango,nella pioggia e dentro il suo sangue. A "mira morto" si moriva ogni giorno,nessuno si faceva domande e nessuno ne avrebbe serbato ricordo,nel cimitero mussulmano le pietre segnavano i morti e una fossa comune inghiottì  il corpo martoriato di Alina.

L’inferno di Beira

                                                    L'INFERNO  DI  BEIRA
 

Le prigioni hanno forme acuminate
Ferite sanguinanti,fogne scoperchiate.
Muri dividono pensieri condannati
Tiranni ingannano sogni disperati.
Dolori che il pianto non consola
Falsi profeti negano la storia
seguono pedanti servi senza memoria.
La marcia dei dannati travolgerà certezze
confini tra nemici si scambiano carezze.
La scuola ad un bambino,il pozzo alla sua terra,
lo sentirai vicino e la sua mano afferra.
 

Nelle periferie del mondo,nel silenzio delle coscienze storie di umanità dolenti che vivono e muoiono e si perdono come gocce di pioggia in un oceano. Nelle baracche di fango e lamiere contorte percorse da rigagnoli di fetide acque di scolo ,ai margini della città dei portoghesi aldilà del ponte, spartiacque e muro per difendersi dai perdenti della terra;viveva Alina,sesta in una nidiata di fratelli e sorelle,che doveva spartirsi quel poco che la famiglia procurava. Sua madre poteva ritenersi fortunata,lavorava come sguattera presso la famiglia Soarez che le dava qualche escudos e poteva raccattare gli avanzi della casa. Suo padre,come tanti altri,raccoglieva dai rifiuti il ferraccio per qualche monetina,già i sui fratelli più grandi lo seguivano mentre lei ancora bambina puliva la baracca e accudiva le due sorelline più piccole che ancora avvolte in un fagotto pigolavano come uccellini.  La vita come peso da sopportare,era un pensiero che presto si imparava dopo la breve fanciullezza,ripararsi dalle sventure diventava una lotta quotidiana,nella miseria come estrema resistenza ci si aggrappava  agli stracci di dignità umana disponibili..Le vicende della storia si abbattono come vento impazzito e trascinano nella profondità delle tenebre. Cominciò con la rivoluzione dei garofani in Portogallo e la decolonizzazione del Mozambico

Diario di bordo

In paese evitate l'albergo sul lungomare e il suo ristorante dove si mangia male,meglio fare la spesa dal macellaio sulla via interna,ottime le bistecche,magnifiche le salsicce,ma mi raccomando quando si trovano le costate di cavallo,gli agnellini e u purceddu,trionfo di carni e di gusto,ottimo anche il banco dei formaggi,dei pecorini morbidi,di pasta dura,cremosi,un assaggio e viene la voglia di prenderli tutti;prendete da una cantina delle bottiglie di cannonau e una di mirto,avrete gli ingredienti per prepararvi un ottimo pranzo. Se preferite il pesce,dovrete prendere il traghetto e andare a Carloforte,sede una volta di una tonnara,ne ha conservato l'arte di cucinarlo,andate sicuri fatevi consigliare e servire i piatti del cuoco,una vernaccia di Oristano fresca e buon appetito.
Prendiamo il mare con un ponentino che rischiara l'aria,si doppia l'isolotto del Toro,il traverso di capo Teulada,il golfo di Cagliari e navighiamo nel tirreno con la prora per Montecristo. La sera fondo nel golfo di Follonica,ad un miglio dal pontile della Solmine,pronti i cappelloni a poppa,nella nottata si pescarono cinque buglioli di sauri. All'alba posto di manovra e ormeggio al pontile per scaricare le 3000 mt di acido solforico sporco e poi imbarcarne 2700 mt raffinato per il deposito di Barletta. Follonica d'estate si anima intorno alla sua lunga spiaggia,a piedi dal pontile si percorre una pineta che delimita la spiaggia libera,prima di arrivare in paese si incontrano due campeggi,poi le prime case,si arriva subito in piazza e nella via pedonale che porta al lungomare,al passeggio,ai bar e ristori. Il bar-pasticceria in piazza,espone una profumata mortadella che a tocchetti vieni servita con gli aperitivi,non vi conviene andare in albergo,sono cari e di bassa qualità,anche i ristoranti non convincono,ma a noi marittimi basta una birra in compagnia e una storia da raccontare. Questa è una terra di burle e farse teatrali,che coinvolgono comitive,rioni,paese contro paese vicino. Ma di questi tempi la realtà toglie il palcoscenico ai burloni,c'è chi racconta barzellette,canta canzonette,imita i concorrenti della corrida ma riceve applausi,fa le corna in riunioni internazionali,ride sempre,e fa il politico.Ma l'inferno esiste,lo creiamo noi ed è sempre uguale a se stesso.

Diario di bordo

La mattina eravamo di partenza arrivarono il Pratico e los amarradores,la brina era evaporata e i bollettini davano un'estesa alta pressione sul mediterraneo occidentale,la traversata sino a Porto Vesme in Sardegna si presentava tranquilla,potevamo dare il nostro ETA con precisione. Rotta tra le isole Baleari,sud di Minorca,capo Mahon e poi un salto fino in Sardegna. Carloforte,
Sant'Antioco,nel mezzo tra le secche la canaletta per Porto Vesme,riconoscibile da lontano per le lunghe ciminiere dell'Allumina. Si entra solo di giorno e con buon tempo,se si arriva la mattina,ti portano subito in banchina e ti caricano 3000 MT di acido solforico i cinque ore e il pomeriggio sei già di partenza,ma se arrivi prima del tramonto entri in porto,sosti tutta la notte e all'alba cominciano a caricarti,in questo ultimo caso hai una serata a disposizione per uscire in franchigia.
Per arrivare in paese,mi servivo di un amico palermitano che gestisce una ditta di trasporti personale,la conoscenza del posto e delle persone mi tornò utile sia per fare provviste che per un'uscita in compagnia. Terra sferzata dal maestrale ad occidente e dallo scirocco al sud,la Sardegna ha sapori antichi,ancestrali,la spigolosità delle coste e del suo popolo ricordano i rudi marinai fenici e cartaginesi che la visitarono e i re pastori che costruirono i nuraghi e i riti tribali di lotta e onore. I predoni moderni progettano campi di golf con prati sempre innaffiati mentre i paesi vicini non hanno una rete idrica,barche di miliardari che fanno passerella come alieni estranei anche alle pietre,ville bunker faraoniche con finto teatro greco come bubboni cancerogeni su un corpo di un vecchio bello per le rughe,i capelli bianchi,la dignità e la cultura che sente nelle ossa.

Diario di bordo

Il vento gonfia le vele e la speranza,
l'amore solca onde e all'orizzonte avanza,
amore mio,mi dai le promesse del futuro,
niente di certo niente duraturo,
ma dalle tempeste sei il porto più sicuro.
Se mi accompagni tu,la mia paura sfido,
uniti nella lotta insieme in un sol grido.
Figlie mie di un padre ancor bambino,
anche lontano vi sto sempre vicino,
un gruppo nella mischia,pronti a saltar muri,
correre nel futuro,tenendo stretto in pugno valori più sicuri.

Diario di bordo

Per il centro storico si sale,una piazza offre sotto di se un parcheggio,intorno ristori per un panino col prosciutto,l'ascensore per arrivare in cima,la scalinata che si insinua tra le case e arriva alla Cattedrale;sotto il porticato all'angolo un locale gestito da quattro vecchiette,una volta sotto un acquazzone ci riparammo dentro,prendemmo della sangria e delle tapas e ci fermammo a chiacchierare fino a che cominciò a spiovere; in questo caso pagammo poco e uscimmo salutandoci,ma attenzione se vi entrate da turisti,fotografie sulle scale della chiesa,cartoline da spedire agli amici,visita alle rovine romaniche,sosta per bere la sangria;le vecchiette si trasformano in rapaci arpie che vi spenneranno e vi faranno maledire il momento in cui vi siete fermati in quel locale. Vi consiglio di prendere un taxi e farvi portare a Salou,la zona nuova con buoni alberghi,negozi aperti tutta la notte,Pub con belle donne,ristoranti dal prezzo sostenuto ma dove si mangia bene,la carta dei vini spagnoli è buona e ottimo il servizio,non rimpiangerete la somma spesa e potrete proseguire se vi piace ballare in uno dei numerosi Pub. Per conto mio con i miei compagni,a piedi andiamo al porto peschereccio, ai ristoranti che in estate mettono i tavoli fuori e bisogna aspettare il turno,ma che nella stagione bagnata sono frequentati dagli affezionati che non badano all'etichetta ma al calore dei fornelli e dei padelloni che friggono il pescado. I tavoli. Sono unti dall'olio e dal vino de la casa,il bancone trabocca di gamberi fritti e bolliti,calamari fritti e in umido,sgombri,gronchi,sardella ,cicirello,sauri,lampughe,cozze pepate e gratinate,mariscos;solo la vista apre l'appetito,prendemmo degli sgombri al salmoriglio,olio,limone ,pomodoro,aglio,origano e peperoncino,e una frittura mista,una caraffa di vino locale..I popoli mediterranei hanno una cultura a tavola che si somiglia ,frutto di contaminazioni ed di una storia di scambi continui,di terre assolate e bagnate dal mare. Ritornando al porto,se si allunga un po per la strada che porta ad un ponte e al centro commerciale,si incontra una cantina che tenta il buon bevitore con dell'ottimo priorat,anche una visita al Centro commerciale è istruttiva,più volte vi ho fatto le provviste per bordo,i prezzi sono convenienti e nettamente più bassi che nei mercati del nostro paese,il controllo dei prezzi del governo di destra, dopo il cambio con l'euro ha funzionato,al contrario che da noi dove il governo di destra, per calcolo o ignoranza ha favorito la speculazione e l'arricchimento di pochi e l'impoverimento dei tanti.Con qualche bicchiere di vinello in corpo la serata si fa più dolce ,i vecchi marinai indulgono nella malinconia,ci sedemmo in una panchina di fronte ai pescherecci che riposavano in banchina,sarebbero usciti fra qualche ora,mi accesi un antico toscano.